Silva Nova nella Rete Emergenza Climatica e Ambientale

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Silva Nova è tra le 68 associazioni che aderiscono alla Rete Emergenza Climatica e Ambientale, uno strumento di pressione e proposta per accelerare la transizione della regione Emilia-Romagna.

Un articolo sul tema:

Ed ecco il comunicato stampa:

La Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna sfida la Regione sul clima
La nuova rete di 69 associazioni al lavoro: basta compromessi

69 associazioni e comitati da tutta la Regione si sono raggruppati sotto il nome di Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna per affrontare in modo compatto la più grande battaglia del nostro tempo, la grave crisi climatica e ambientale che rischia di cancellare la vivibilità del nostro territorio.

La Rete ha già incontrato la Vicepresidente Elly Schlein e l’Assessore al lavoro Vincenzo Colla presentando una relazione preliminare per la costruzione del Patto per il Lavoro e per il Clima il 23 settembre scorso e si prepara a difendere obiettivi necessari alla sopravvivenza della Regione: una premessa di impostazione politica e 700 pagine di osservazioni sintetizzate in 30 pagine di strategie per l’azzeramento delle emissioni, il passaggio alle energie rinnovabili al 100% e la riduzione dell’impronta ecologica del nostro territorio, il quale attualmente consuma già il +330% delle risorse disponibili.

Purtroppo gli obiettivi definiti dalla Giunta Regionale (rinnovabili al 100% al 2035 e emissioni zero al 2050) nell’attuale bozza del Patto per il clima non sono supportati da interventi concreti e programmati per cui risultano del tutto insufficienti a garantire un futuro vivibile, e prestano ancora il fianco al ricatto occupazionale il quale contrapponendo lavoro e ambiente ha prodotto un’economia orientata unicamente al profitto e responsabile della più grave crisi climatica e ambientale mai vista. Il Patto dovrà necessariamente puntare su una strategia di accompagnamento della transizione ecologica per le aziende e garantire tutela e ricollocazione dei lavoratori nella riconfigurazione delle filiere produttive, costruendo ammortizzatori sociali e riqualificazione professionale che la rendano possibile.

La Rete apprezza che la Regione abbia ritenuto di coinvolgere una rete nuova che cerca di dar voce alle istanze della società, ma non è disponibile ad accettare compromessi che non siano coerenti con gli obiettivi. È il caso del progetto di stoccaggio di CO2 a Ravenna, che inevitabilmente sposterebbe l’obiettivo del 100% di energia rinnovabile almeno 10 anni più avanti, distraendo risorse utilizzabili più efficacemente e risolutivamente con impianti solari ed eolici.

Si chiede di mettere in cima alla lista delle priorità la salute e il futuro e di ragionare sulle politiche di crescita occupazionale in questo contesto. Occorre abbandonare i piani estrattivi che favoriscono l’utilizzo di fonti energetiche climalteranti (carbone, petrolio e gas, biomasse, termovalorizzatori, idrogeno da fossili) e incentivare le comunità energetiche, la microproduzione e microdistribuzione di rinnovabili. Dobbiamo rivedere i modelli di produzione alimentare (agroindustriale e allevamenti), che sono la seconda causa di cambiamenti climatici. Servono forti investimenti su mobilità pubblica e dolce, una rete ciclistica regionale efficiente su modello delle più evolute città europee, incentivi alla mobilità elettrica, e abbandonare progressivamente la motorizzazione a scoppio. Dobbiamo salvaguardare il patrimonio naturale, le risorse idriche e la loro gestione, che deve tornare ad essere pubblica. Per tutto questo occorrono tempi certi e obiettivi intermedi, con l’applicazione di indicatori differenti dal PIL, che non sempre racconta la verità sul benessere e la vivibilità di un territorio.

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